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Quanto a lungo riesci a trattenere il fiato

Scritti di Filippo Lubrano

Ti Ho Chiesto

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Ti ho chiesto di dirmi le cose che per te contano

I 7 giorni più belli

quanti cucchiaini di zucchero nel tè – zero

se usi il mezzo marinaio per governare la rotta della tua vita.

Ci siamo fatti nodi ai fazzoletti per tenere a mente promesse semplici

formulate in altre lingue, per nasconderne la vergogna

le leggi del buon senso

su cui è così facile trovarsi d’accordo

applicarle, una salita al Golgota.

Ti ho riconosciuto subito per quello che eri

Civiltà

una città nuova, appena fuori Lhasa

dove tutto funziona

le donne sono calme

gli uomini fedeli

e gli Dei ascoltano le preghiere.

Un centro inabitato dove domina la consapevolezza

che gli elementi furono progettati per decadere

che le formule che un giorno produssero Meraviglia

ora riempiono discariche di rifiuti tossici

anelli rivenduti al Compro Oro

le foto di quel viaggio grattate con la chiave del garage

una nuova regola dei terzi.

Ti chiedo di dirmi le cose che per te contano

Quando hai superato il complesso di Elettra

Da che parte del letto hai in progetto di dormire

Se ricordi la prima volta che hai visto il mare

e com’era

e di che colore avrai gli occhi

quando lo rifarai con me.

 

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Indicazioni per un Viaggiatore Urbano

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Per prima cosa, visita sempre il mercato delle merci fresche.
Al mattino, compra una copia di un giornale locale, anche se non conosci la lingua.
Vai a letto molto presto o molto tardi la prima sera in maniera da allinearti col fuso sin da subito.
Se sei già stato in questa città, torna in almeno 3 dei posti che avevi visitato la prima volta, per documentarne i cambiamenti.
Ricorda cos’avevi fatto, con chi eri. Chi eri.
Non dire mai ‘ma guarda cos’hanno fatto qui, era così bello prima’.
Impara alcune parole locali: saluti, ringraziamenti, destra, sinistra, avanti, acqua, il nome di alcuni piatti
Fermati sempre a guardare lo spettacolo delle persone che si muovono, che mangiano, che comprano, che credono.
Se hai poco tempo, elimina per primi i musei
Fai sempre molte foto
Non essere spesso il soggetto delle foto
Specialmente se sei da solo
Se non ti viene da sorridere nelle foto, non farlo.
Compra le parole di un autore locale, sottoforma di romanzi, saggi, o poesie.
Spostati con gli autobus, in metropolitana, con il bike sharing.
Non portarti nessun bene di prima necessità: comprali sul posto.
Mangia tutto quello che ti viene proposto: a livello molecolare, è l’unico modo per far entrare la cultura locale nel tuo corpo.
Se sei avvicinato da persone sgradite, fai sempre finta di stare andando a casa di qualche amico locale.
Che lavora in un ente governativo.
Preferisci sempre le case private alle sistemazioni in hotel
Se non stai in hotel, scegline uno bello, entra nella hall con passo deciso, senza guardarti intorno nei primi 10 metri, e usufruisci dei servizi locali: piscina, bagni, palestra.
Tagliati i capelli da un barbiere locale.
Autoinvitati a qualsiasi festa: matrimoni, compleanni, battesimi, feste di lavoro e/o religiose.
Dai sempre la precedenza alle persone.
Non fare cose che ti sembrerebbero pericolose a casa tua: le sono anche qui, probabilmente.
Osserva.
Porta sempre doni dall’alto valore simbolico, e dal basso ingombro.
Allaccia sempre le cinture.
Compra i souvenir al supermercato
Non acquistare mai nulla in aeroporto
Se hai la fortuna che qualcuno aspetti il tuo ritorno, chiamalo spesso.
Per il resto, taci. Molto.
Memorizza alcuni punti focali della città: un monumento, un ristorante, la piazza dove vi siete baciati la prima volta. Associali a punti cardinali.
Perditi solo quando vuoi che succeda.
Non comprare oggetti che non userai a casa, o che sono stati fabbricati in maniera immorale.
Prova a giocare a un passatempo locale, con persone del posto: perderai a badminton, imparerai a palleggiare con una palla di stracci.
Usa i social network con moderazione, e solo per documentare situazioni che credi possano offrire spunti di riflessione diversi.
Parla tanto ai tassisti, anche se non capiscono la tua lingua.
Non innamorarti mai di persone che sai che sarà difficile rivedere.
Quando lasci una camera controlla sempre di non aver lasciato nulla nell’armadio, nella cassetta di sicurezza, in bagno.
Non sai quanto sia facile dimenticarsi uno spazzolino,
la giacca che ti regalò tua madre
Il libro che stavi leggendo
La capacità di sorridere allo stesso modo di prima di metterti in viaggio
Quel paio di scarpe che mettevi sempre.

Dal Fiume delle Perle

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Forse vorrai sentire, straniero,

che sarete distanti, sarete divisi.

Che questi ponti vibranti, esposti

Ai tifoni meridionali, saranno

Inabissati sotto il peso delle petroliere

Riemersi appena nei rimorsi di una puntata

Errata alla Valle Felice?

Brancolerete nei Nuovi Territori, stranieri,

sarete nudi, come tartarughe sgusciate

senza carapace sarete capaci

di riconoscervi ancora negli specchi

angusti dei cessi pubblici

nei piedi quadrati delle case bare,

case basse, gabbie

col rossetto sbaffato

nello sfavillio prevedibile delle Luci della Festa.

Non sarà il tetro quattro a esservi

Fatale, non vi rincorreranno fantasmi

Affamati per le salite assistite

Dei Livelli di Mezzo.

Avrai anche tu la tua Signora dell’Oro liquido

Cinquantamila bottiglie da custodire

Dieci per ogni anno di Civiltà

Per consumarle

Non basterà rendere incenso milioni,

nel conio scambiato alla borsa dell’Inferno

Né il Porto Fragrante che si declina

solo al futuro.

Gli uomini fanno i loro calcoli

Ma il Destino ha il suo Grande Abaco.

Halloween

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Sono morto il giorno dei morti

Vorrei essere nato quello dei vivi

– Ho sempre subito il fascino ortodosso delle strutture speculari

Ma non esiste, non che mi risulti

Per cui mi sono accontentato così

Ad essere morto il giorno dei morti.

 

In quanto morto, ho acquisito un punto di vista privilegiato sul mondo

Vi vedo da quassù, ma volendo posso volare anche liggiù

Posso zoomare, in quanto morto

Sì, da morti si è come dei piccoli droni

Vi posso guardare in casa mentre siete senza mutande

Posso vedervi quando pensate che nessuno possa farlo

Posso giudicarvi quando voglio

In alcuni casi, peraltro, devo.

 

In quanto morto, ho anche avuto accesso ad una serie di rivelazioni fondamentali.

In quanto morto

nel giorno dei morti

mi sento di condividere alcune di queste rivelazioni con voi.

Bene, dunque.

Prima di tutto, Maradona non l’aveva presa di mano.

Poi, e me ne dispiace davvero molto,

la dieta mediterranea è merda,

i pomodori il viatico per una vita breve e dolorosa,

l’olio extra-vergine il vostro lasciapassare per un infarto in età post-adolescenziale,

toccarsi con una certa regolarità aumenta le vostre diottrie,

la lettura

vi rimpicciolisce

gradualmente

il cervello.

Dovete bere Sciacchetrà e Vermentino, e in tal caso ci vedremo molto tardi.

 

Infine

Potete

Prendere

Confetti da matrimonio quanti ne volete, a manciate

Ingozzarvi di focaccine al formaggio TIPO recco di Stampetta

Fare il bagno un’ora dopo aver mangiato

Gingillarvi coi fili dove c’è scritto “pericolo di morte”

Scopare senza preservativo in Sud Africa

Estrarre la chiavetta usb senza fare la procedura di sicurezza

Pisciare controvento

 

Lasciare la donna della propria vita per motivi futili

Provare rimorso per il resto dei vostri giorni da vivi.

Arte e Scienza

71102633Dalla sacca di mia madre

Nel chilometro primo

Parto.

Ingenerato per muovere

E far accadere le cose.

Non mi uccise

La pietra che mi doppiarono al petto

Cui devo questa cifosi

Che mi fa propendere in avanti

Propendere per.

La privazione del sonno

È Arte e Scienza

Arte e Scienza

TUTTO è arte, poi scienza

Non esistono scorciatoie

Eppure sono qui in missione

Per conto del me adolescente

A prendermi le lingue che gli mancarono

Tutti i successi immeritati.

Le uniche cose vere

Risalgono a quando

Non sapevo

Di cosa stessi parlando.

Seguimi sul piano cartesiano

Mentre respiro più lento

Concentrandomi sul qui e ora

Prima del sushi home delivery,

un’ultima mezz’ora.

 

L’Uomo della Spazzatura

200143022-001“No, non puoi, è mia” gli dico

lui pensa stia parlando al telefono, forse

continua, la sua paletta in mano

“Stai lontano da quel cestino”

“è immondizia”, mi dice

“No, è storia” gli dico

“è il mio passato, non ho altri passati

i passati non si comprano al mercato

non questi almeno

non il mio”

“ascolta, non è niente di personale”

“le cose lì dentro mi sono successe.

Tutte.

Non puoi arrivare e portarmi via tutto”

“Dove tieni il resto?” mi chiede

“In casa, ovunque”

“perché non ci torni, allora?”

“perché c’è il mio passato

il mio passato ha bisogno di tutto lo spazio”

“perché non gli compri un’altra casa?”

“la sto cercando, ma il mio passato

non vuole stare in periferia”

“dove vivi ora?”

“Vicino al cestino”

“Senti, faccio prima quello all’angolo,

torno dopo, fammi sapere se dopo va meglio”.

Rovisto nel secchio, ancora sdraiato,

la prima cosa che sollevo è il suo biglietto.

“Hey, torna qui, puoi prendere tutto”.

Digressioni di Settembre

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Le città scorrono al contrario

I mari sono zero, gli alberi uno

Avrai fatto scalo ormai?

Starai litigando con qualcuno

Parlando di cibo

Qualcuno che ti ricorda tuo nonno Evandro?

Come per la fine del giorno

Sono ancora arancione

Ma sarò buio a minuti

Sai che c’è un altro mare

che scorre sotto questo

e non sto parlando della metro?

Non riesco più a contare

Tutto quello che mi succede

Il terzo tè del giorno, il quarto cereale, la seconda chiamata

Settembre è un mese di sole domeniche

È meraviglioso averti qui, ora

Abbiamo conifere, dietro, nel terrazzo-giardino.

 

Anche le mie cicatrici hanno cicatrici.

Il Duca di Riomaggiore

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Quant’è vero il mondo, non s’è mai perso una puntata di SuperQuark.

Adora i vernissage, soprattutto per certi salatini agli spinaci.

Detesta gli orinatoi, sostiene che limitino la creatività.

È un tipo silenzioso, solo a tratti s’infervora per cose sue, e allora fa una gran cagnara.

Rispetta i semafori.

Non ha mai fumato una sigaretta in vita sua.

Fa sogni facili da spiegare.

Davanti ad un cielo d’agosto, in genere, alla terza cometa ha finito i desideri.

È fedifrago. Una sera, un tale l’ha visto con 4 compagne diverse nel giro di 6 ore.

Una era nana.

Ha un senso maniacale dell’igiene intima.

Il mercoledì sera, sa che è meglio che stia a casa.

Non è mai stato a Marsiglia, non ha mai letto Freud, non ha mai detto di un artista “sì, lo ascoltavo vent’anni fa, poi è diventato commerciale”.

Ai tatuaggi preferisce le cicatrici, che dice abbiano dietro aneddoti migliori.

Ha un occhio di un colore, l’altro di un altro

Per questo, e per la sua provenienza geografica, certo, lo chiamano:

Il Duca di Riomaggiore.

Sale sui tram un paio di volte al giorno.

Non ha mai il biglietto.

Aveva amici sedicenti stretti.

Una volta, un manipolo di questi lo dimenticò all’autogrill.

Andavano ad Albenga, era un sabato di maggio.

Lui si convinse ci fosse premeditazione.

Da quel giorno, di fatto, smise del tutto di abbaiare.

 

Tornò nel suo quartiere per arterie secondarie,

Rispettando i semafori,

evitando accuratamente gli orinatoi.

Si procurò un paio di cicatrici extra,

per avere qualcosa da raccontare alle sue spasimanti,

compresa Sandy, la barboncina più sexy del Levante Ligure.

Tornò a guardare SuperQuark

Ed a sognare cose semplici

Metafore e metonimie per vite da compiti assegnati:

La cella di un’ape operaia,

il bagnasciuga di un uovo di tartaruga,

la palla di merda di un insetto stercorario.

Fare la guardia ad una villetta a schiera,

ad un faro solitario

ad un camino spento.

Fino a quella sera, in cui, distratto, uscì in centro.

Era un mercoledì.

Non vide mai Marsiglia, non parlò mai di Freud.

Ogni cosa è lontana

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A vederla da qui

Ogni cosa è lontana

E ogni cosa lontana

Subito si scopre

Necessaria.

Ogni cosa è lontana

La frangetta tagliata a mano nel bagno

Il fiato spaccato dal quinto, ultimo piano

Ogni cosa è lontana

Mentre sorvolo la Mesopotamia

Ascoltando i grandi classici di John Lee Hooker

Giocando a scacchi col computer

Arrocco forte, la regina incastrata.

Ricordi quella volta nella terra dei tricicli?

Mangiavamo con le mani dai grandi piatti di alluminio

E tu scherzavi con le spezie di nascosto

Ogni cosa è lontana, ora

Nei controlli sommari dei grandi terminali

Mentre spruzzo la colonia Acqua di Giò dai dispenser campionari

L’acqua del rubinetto è potabile? Mi chiedevi, dopo averne già bevuto due sorsate

Ogni cosa è lontana

L’abat-jour del tuo lato a cui appendi collane

Il tuo crocifisso laico

 

Ogni cosa è lontana

Dallo scoglio del Tinetto dove cercare i saraghi

Dalle tue correzioni pazienti alla mia raccolta differenziata

Ogni cosa è lontana

E non devo ridere se ora mangeranno la zuppa tenendo i cucchiai rivolti verso la parte concava

Non riderò se li vedrò arrivare con le dita nelle narici l’uno dell’altro

È il costume del loro popolo

Sei un ospite qui, ringrazia prima, ringrazia dopo

Lascia sempre qualcosa nel piatto per far vedere che il pasto è stato abbondante.

Ogni cosa è lontana

L’intimità dei pronomi di due lettere

Le mie dita appese all’arpa delle tue costole

La maniera in cui dividi l’ultimo pezzo nel piatto

Per lasciarmi l’ultimo boccone.

Ogni cosa si misura in pollici di distanza dal neo rosso sulla tua coscia

Potrei mangiare tutto, potrei ridere solo

Se ogni cosa non fosse lontana.

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