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Quanto a lungo riesci a trattenere il fiato

Scritti di Filippo Lubrano

Mese

ottobre 2017

Halloween

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Sono morto il giorno dei morti

Vorrei essere nato quello dei vivi

– Ho sempre subito il fascino ortodosso delle strutture speculari

Ma non esiste, non che mi risulti

Per cui mi sono accontentato così

Ad essere morto il giorno dei morti.

 

In quanto morto, ho acquisito un punto di vista privilegiato sul mondo

Vi vedo da quassù, ma volendo posso volare anche liggiù

Posso zoomare, in quanto morto

Sì, da morti si è come dei piccoli droni

Vi posso guardare in casa mentre siete senza mutande

Posso vedervi quando pensate che nessuno possa farlo

Posso giudicarvi quando voglio

In alcuni casi, peraltro, devo.

 

In quanto morto, ho anche avuto accesso ad una serie di rivelazioni fondamentali.

In quanto morto

nel giorno dei morti

mi sento di condividere alcune di queste rivelazioni con voi.

Bene, dunque.

Prima di tutto, Maradona non l’aveva presa di mano.

Poi, e me ne dispiace davvero molto,

la dieta mediterranea è merda,

i pomodori il viatico per una vita breve e dolorosa,

l’olio extra-vergine il vostro lasciapassare per un infarto in età post-adolescenziale,

toccarsi con una certa regolarità aumenta le vostre diottrie,

la lettura

vi rimpicciolisce

gradualmente

il cervello.

Dovete bere Sciacchetrà e Vermentino, e in tal caso ci vedremo molto tardi.

 

Infine

Potete

Prendere

Confetti da matrimonio quanti ne volete, a manciate

Ingozzarvi di focaccine al formaggio TIPO recco di Stampetta

Fare il bagno un’ora dopo aver mangiato

Gingillarvi coi fili dove c’è scritto “pericolo di morte”

Scopare senza preservativo in Sud Africa

Estrarre la chiavetta usb senza fare la procedura di sicurezza

Pisciare controvento

 

Lasciare la donna della propria vita per motivi futili

Provare rimorso per il resto dei vostri giorni da vivi.

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Arte e Scienza

71102633Dalla sacca di mia madre

Nel chilometro primo

Parto.

Ingenerato per muovere

E far accadere le cose.

Non mi uccise

La pietra che mi doppiarono al petto

Cui devo questa cifosi

Che mi fa propendere in avanti

Propendere per.

La privazione del sonno

È Arte e Scienza

Arte e Scienza

TUTTO è arte, poi scienza

Non esistono scorciatoie

Eppure sono qui in missione

Per conto del me adolescente

A prendermi le lingue che gli mancarono

Tutti i successi immeritati.

Le uniche cose vere

Risalgono a quando

Non sapevo

Di cosa stessi parlando.

Seguimi sul piano cartesiano

Mentre respiro più lento

Concentrandomi sul qui e ora

Prima del sushi home delivery,

un’ultima mezz’ora.

 

L’Uomo della Spazzatura

200143022-001“No, non puoi, è mia” gli dico

lui pensa stia parlando al telefono, forse

continua, la sua paletta in mano

“Stai lontano da quel cestino”

“è immondizia”, mi dice

“No, è storia” gli dico

“è il mio passato, non ho altri passati

i passati non si comprano al mercato

non questi almeno

non il mio”

“ascolta, non è niente di personale”

“le cose lì dentro mi sono successe.

Tutte.

Non puoi arrivare e portarmi via tutto”

“Dove tieni il resto?” mi chiede

“In casa, ovunque”

“perché non ci torni, allora?”

“perché c’è il mio passato

il mio passato ha bisogno di tutto lo spazio”

“perché non gli compri un’altra casa?”

“la sto cercando, ma il mio passato

non vuole stare in periferia”

“dove vivi ora?”

“Vicino al cestino”

“Senti, faccio prima quello all’angolo,

torno dopo, fammi sapere se dopo va meglio”.

Rovisto nel secchio, ancora sdraiato,

la prima cosa che sollevo è il suo biglietto.

“Hey, torna qui, puoi prendere tutto”.

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